Musica e pubblicitŕ
 







Rosario Ruggiero




Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha esercitato violenze sui suoi simili, ampliando nel tempo le modalitĂ  e gli strumenti di tale esercizio, dal fratricidio di Caino ai sacrifici umani praticati da antiche civiltĂ , dalla schiavitĂą ai ferali combattimenti tra gladiatori, dall’assurditĂ  delle “guerre sante” alle torture medioevali, sino ai piĂą recenti olocausti, costellando  incessantemente l’intero globo di sanguinose battaglie.
Nel XX secolo, arricchendosi della  psicologia e dei grandi mezzi di comunicazione di massa, in un periodo storico massimamente imperniato sul danaro e sul commercio, l’arte di sopraffare il prossimo, che sia un  singolo o una piĂą o meno estesa comunitĂ , ha subito una sensibile espansione in ambito psichico, trovando un efficacissimo strumento di manipolazione nella pubblicitĂ , non banalmente intesa come atto di diffondere al pubblico la conoscenza di qualcosa, ma comemanifesti e comunicazioni radiofoniche, televisive o informatiche che, utilizzando elementi dalla forte carica simbolica ed emozionale, si insinueranno nella mente indirizzando subdolamente comportamenti e scelte.
Ecco allora il personaggio famoso di turno che pubblicizza un prodotto commerciale di cui non sa più di tanto e del quale, con ogni probabilità, non ha mai fatto, né farà mai, uso, forte della assurda quanto infondata autorevolezza della sua popolarità.
E sono attori, cantanti o intellettuali che si prestano.
Persino l’immagine ed il carisma di Gandhi, post mortem, furono sfruttati qualche anno fa per indurre ad un certo acquisto.
Questo per quanto riguarda il contenuto del messaggio pubblicitario.
Ma la violenza viene esercitata anche, e soprattutto, con la modalitĂ  scelta di imposizione della comunicazione, prepotente, irrispettosa, ossessiva.
Così nel bel mezzo della visione di un programma televisivo, scatta violenta ed inaspettatal’intromissione pubblicitaria, e, mentre il protagonista di una coinvolgente vicenda cinematografica sta per fare un’attesa rivelazione, viene fuori, ex abrubto, un anziano signore, di bell’aspetto, che ti rivela il suo segreto contro l’incontinenza urinaria, caldeggiando l’acquisto di un miracoloso prodotto, oppure, mentre l’eroina di una storia avvincente è nel pieno ascolto di una notizia che ne potrà decidere vita o morte, ecco comparire nudità infantili per pubblicizzare un pannolino per neonati, oppure un’attempata signora a renderti noto l’adesivo che usa per la dentiera.
Sono particolari momenti di spettacolo, quelli maliziosamente scelti, dove la parte emotiva dello spettatore è più predisposta al trauma psichico che veicola più fortemente il messaggio e lo fissa impietosamente nel ricordo.
 Il cervello ne risente, la capacitĂ  di concentrazione è sconquassata, il rimbecillimento futuro chiaramente annunciato.
L’arte è misura del suotempo. Anche la musica è un’arte, ed in quanto tale non può esimersi dal documentare i valori e le miserie epocali.
E allora ecco la mancanza assoluta di rispetto, generosamente nutrita dal dio danaro, incarnarsi appieno nel corso dell’esecuzione  di una sinfonia, nel bel mezzo dell’assolo di una voce celestiale, nel pieno di uno spettacolare virtuosismo strumentale, attraverso una sensibile impennata del volume sonoro e una musica dissacrante che ruba la scena a sostegno di una sequenza cinematografica, non di rado volgare, che promuove il purgante di turno, il rimedio contro la flatulenza o cosa altro ancora, mentre ilo dio della vergogna, dovunque risieda, gongola, divertito spettatore del degrado civile, morale ed estetico nel quale, sempre piĂą, stiamo miseramente affondando.

 




2026-01-02


   
 


 
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